
La Slovacchia è un paese dell’Europa Centro-Orientale di circa 5 milioni di abitanti su una superfice di circa 49000 kilometri quadrati, (all’incirca quanto Lombardia, Veneto e Friuli V.G insieme), che confina con la Polonia a nord, con la Rep. Ceca e l’Austria ad est, con l’Ungheria a sud e con l’Ucraina ad est.
INFORMAZIONI GENERALI
LA BANDIERA E L'INNO NAZIONALE
LE CITTÀ DELLA SLOVACCHIA
Bratislava
Nitra
Trnava
Trenčin
Banská Bystrica
Prešov
Košice
ALTRI LUOGHI D’INTERESSE
LA STORIA
LA GEOGRAFIA
IL CLIMA
ARTE E CULTURA
L’ECONOMIA
INFORMAZIONI UTILI
INFORMAZIONI GENERALI
Fuso orario: stesso fuso orario dell’Italia
Superficie: 49035 kmq
Popolazione: 5463046
Densità: 110 ab./Kmq
Gruppi etnici: Slovacchi (85,8%), Ungheresi (9,7%), Rom (1,7%), Ruteni ed Ucraini (1%), Altri (1,8%)
Capitale: Bratislava (428791 ab.) al 31/12/2008, area metropolitana 616578 ab.
Città principali: Kosice (234596 ab.), Presov (91650 ab), Zilina (85558 ab.), Nitra (84800 ab.), Banska Bystrica (79197 ab.), Trnava (68466 ab.), Trencin (56760 ab.), Martin (59014 ab.), Poprad (55042 ab.)
Urbanizzazione: la popolazione urbana raggiunge il 56% di quella complessiva
Tasso di natalità: 0,137%
Fertilità: 1.35 figli per donna
Mortalità infantile: 6,84 per mille (maschi 7,99 per mille; femmine 5,64 per mille)
Moneta: Euro dal 1/1/2009
Lingua: Slovacco, usato l'ungherese in alcune zone meridionali, sono conosciuti il tedesco, il russo e l'inglese
Religioni principali: Cattolici (68,9%), Atei (13%), Protestanti (10,8%), Greco-Ortodossi (4,1%), Altri (3,2%).
Reddito pro-capite: 14221 euro
Salario medio: 710,45 euro
Tasso d’inflazione: 3,1%
Tasso di disoccupazione: 10,5%
Crescita del PIL (2008 su 2007): 6,4%
Indice di Sviluppo Umano: 0,872 (alto)
Prefisso internazionale: +421
Dominio internet: .sk
Il paese nasce ufficialmente il primo Gennaio 1993, sull’onda della Rivoluzione di Velluto, che vedrà la separazione della preesistente Cecoslovacchia in due stati prima uniti in una federazione, la Repubblica Ceca ed, appunto, la Slovacchia.
A seguito del “divorzio”, la giovane repubblica ha intrapreso un cammino di trasformazione dall’economia pianificata al libero mercato, portato avanti attraverso l’apertura ai capitali esteri e ad un ciclo di privatizzazioni che ha coinvolto tutti i settori dell’economia. Ciò ha portato la Slovacchia ad essere considerata una “tiger economy” ad alta crescita, arrivando a totalizzare un aumento del 10,4% del PIL nel 2007. Il processo di integrazione del paese a livello internazionale è culminato poi in questi ultimi anni con l’entrata nella NATO e nella UE nel 2004, nonchè con l’adozione dell’euro all’inizio del 2009.
La Slovacchia si è data un sistema di Governo incentrato su un’Assemblea di 150 membri eletti ogni quattro anni.
Il Capo dello Stato viene eletto dal popolo ogni quattro anni a suffragio universale diretto, resta in carica per cinque anni e può essere rieletto solo una volta. Egli nomina inoltre il Capo del Governo ed i ministri (su indicazione di quest’ultimo). Il sistema giuridico slovacco agisce in regime di “civil law” e la sua massima autorità è rappresentata dalla Corte Costituzionale, i cui 13 membri sono nominati dal Presidente su una lista di candidati presentata dal Parlamento. L’attuale Presidente della Repubblica è Ivan Gašparovič (dal 15 giugno 2004, al suo secondo mandato), mentre il premier è Robert Fico, in carica dal 4 luglio 2006.
LA BANDIERA E L'INNO NAZIONALE
L’attuale bandiera slovacca venne adottata ufficialmente tramite la Costituzione (entrata in vigore il 3 settembre 1992), ma le sue origini si possono far risalire alle rivolte del 1848; essa venne utilizzata anche in forma semi-ufficiale in Cecoslovacchia nel periodo tra le due guerre mondiali, e, senza il simbolo, come bandiera della Slovacchia come repubblica federata all’interno della Cecoslovacchia dal 1990. Una legge ad hoc ne stabilisce forme e proporzioni.
Lo scudo presente nella parte sinistra della bandiera rappresenta un sunto della Slovacchia e della sua storia: La doppia croce (o Croce di Lorena) è un simbolo di derivazione bizantina che venne portato in Slovacchia dai Santi Cirillo e Metodio, che vi diffusero la cristianità nell’Alto Medioevo.
Le montagne, invece, rappresentano le tre simboliche catene montuose slovacche: I Tatra, i Fatra ed i Matra (oggi facenti parte della confinante Ungheria).
“Nad Tatrou sa Blýska” (Tempesta sui Tatra) è l’inno nazionale slovacco. Il testo, che venne composto nel 1844 in un periodo in cui l’Europa vide il risorgere di molti nazionalismi, e gli slovacchi, allora nella parte ungherese dell’Impero Austro- Ungarico sentivano minacciata la propria cultura e la propria identià dai processi di magiarizzazione allora in atto, la tempesta sta proprio a simboleggiare questo pericolo, e l’inno incoraggia gli slovacchi a farvi fronte.
“Tempesta sui Tatra” costituiva inoltre la seconda parte dell’inno bilingue cecoslovacco.
LE CITTÀ DELLA SLOVACCHIA
Bratislava
Situata a pochi chilometri dalle frontiere ungheresi ed austriache, Bratislava può vantare un piccolo ma vivace centro storico, interamente pedonalizzato e con un armonico complesso di storiche architetture, perlopiù barocche.
Lungo queste strade, si susseguono animati ristoranti e locali, e si incontrano, qua e là, statue di curiosi personaggi legati al folclore cittadino: il soldato napoleonico, il dandy, l’operaio che emerge dal tombino.
La città, che dal 1536 al 1784, nel quadro dei domini asburgici, fu capitale del regno d’Ungheria sotto il nome magiaro di “Pozsony”, non nasconde la sua matrice germanica. È fra l’altro con il suo nome tedesco, Pressburg, che compare su tutti i libri di storia per essere stata sede della stipula del trattato di pace fra Napoleone e Francesco I D’Austria dopo Austerlitz (26 dicembre 1805).
Michalská Brana. Prima di entrare nel centro storico, si incontra un breve ponte su quello che era il fossato difensivo, con le statue dell’arcangelo Michele e di S. Giovanni Nepomuceno (1760), nonché l’antica porta di accesso alla città, con la relativa torre cinquecentesca a pianta quadrata che ospita tra l’altro una sezione del museo cittadino.
Proseguendo lungo la via, si incontra il palazzo della Biblioteca Universitaria, di origine settecentesca, già sede della Dieta ungherese e della Suprema Corte.
Ventúrska. Nella via, che prende il nome da un’antica famiglia nobiliare italiana (i Bonaventura), si trova il Palazzo Pálffy (1747) sede dell’ambasciata austriaca, e l’edificio gotico-rinascimentale della ex Accademia Istropolitana.
Hlavné Námestie. La Piazza Centrale costituisce il cuore del centro storico, la cui immagine è dominata dal Vecchio Municipio, di origini trecentesche, più volte rimaneggiato nel corso dei secoli (la torre è del 1734). Nel centro della piazza si trova poi la Maximilánova fontana, collocata nel 1572 come simbolo delle autonomie locali, ma anche in funzione di riserva d’acqua contro gli incendi.
Nelle adiacenze della piazza è possibile visitare il palazzo Apponyi col suo museo del vino.
Il Palazzo Primaziale (Arcivescovile). Il Palazzo Primaziale venne fatto costruire, su disegno dell’architetto Melchiorre Hefele, da Giuseppe Batthyany, arcivescovo di Strigonio e Primate d’Ungheria nel 1778. È un palazzo in stile neoclassico che ha ospitato, nella famosa Sala degli Specchi, la firma della Pace di Presburgo tra l’Impero Asburgico e la Francia dopo la battaglia di Austerlitz, vinta da Napoleone. Il palazzo, dipinto di rosa, conserva un’interessante collezione di arazzi inglesi scoperti casualmente nel corso di lavori di ristrutturazione all’inizio del secolo scorso.
Il Duomo di San Martino. Il Duomo di San Martino, che dal 1563 al 1830 ha fatto da scenario alle cerimonie di incoronazione dei sovrani ungheresi, è senza paragone il più importante edificio religioso di Bratislava; in cima alla torre (83 m), rifatta e ritoccata innumerevoli volte, i trascorsi reali della chiesa sono ricordati da una corona dorata poggiante su un cuscino. Per un breve periodo, nella fase cinquecentesca di maggior diffusione della Riforma, l’edificio fu protestante.
Presso il duomo è conservata una notevolissima dotazione di oreficerie sacre e altri lavori d’arte applicata a partire dal Quattrocento.
Il Castello. Il castello caratterizza il profilo della città dall’alto di un’altura di 74 m sul Danubio; le sommità dei suoi bastioni, a cui è possibile accedere dal centro storico, consentono una visione d’insieme del Ponte Nuovo e del quartiere di Petržalka.
Noto come insediamento dal 907, dal dodicesimo secolo fortezza romanica, poi rifatto dagli ungheresi, l’edificio fu decisamente ampliato nel ‘400 sotto Sigismondo di Lussemburgo, per trasformarsi poi, tra il 1552 ed il 1570, in un baluardo mai espugnato contro il dilagare delle incursioni ottomane.
Rimaneggiato nel ‘600 e di nuovo in epoca Teresiana (1761-66), il complesso assunse le funzioni di residenza della famiglia reale ungherese, di cui, dal 1572 al 1784, custodì il tesoro della corona, prendendo quel tipico aspetto di quadrilatero con le torri agli angoli che conserva a tutt’oggi.
Successivamente declassato a seminario, infine a caserma, subì, nel 1811, un incendio che fece decidere per il suo abbandono.
Lasciato al suo destino per quasi 150 anni ed ormai ridotto a poco più che ruderi, venne restaurato nel secondo dopoguerra con interventi, necessariamente strutturali, che ne compromisero l’aspetto di antica fortezza. L’edificio è oggi sede di rappresentanza del presidente della Repubblica Slovacca.
Lo Slavín. L'appariscente monumento ai caduti russi durante la battaglia per Bratislava, domina dal 1960 una collina panoramica (276 m) a nord del Castello, accessibile per una scalinata ornata di rilievi bronzei e statue. Alle spalle di un cimitero dove riposano 6000 soldati si trova il monumento vero e proprio, con obelisco (37,5 m) e statue.
Il Castello di Devín. Distante 13 km da Bratislava, in posizione panoramica alla confluenza della Morava nel Danubio, si incontrano le rovine del Castello di Devín, di origine grandi-morave (874), che giocò un ruolo cruciale durante le frequenti guerre alto-medievali tra Moravi e Franchi. In seguito alla sua costruzione, venne aggiunta una chiesa decorata anche da parte di pittori italiani, simile a quelle bizantine in Macedonia, luogo dal quale i santi Cirillo e Metodio giunsero fino in Moravia.
Ricostruito a partire dal Duecento e più volte rimaneggiato, il castello fu fatto saltare dai napoleonici nel 1809.
Luogo di grande importanza per la storia e la cultura slovacca ed ungherese, le rovine del castello vennero valorizzate soprattutto negli anni successivi alla caduta della “cortina di ferro”, che correva proprio nella zona (lo ricorda un monumento posto alla confluenza dei due fiumi, in memoria di quanti persero la vita nei travagliati eventi della seconda metà del ‘900).
All’interno dell’area, un’esposizione archeologica esibisce materiali romani ed alto-medievali riportati alla luce in zona.
Nitra
La città occupa un’ansa dell’omonimo fiume, e rappresenta il principale centro agricolo e fieristico della Slovacchia.
Nel Medioevo, la città fu un polo di sviluppo del Cristianesimo slavo nell’area tra Moravia e Slovacchia; residenza degli eredi al trono magiaro a partire dal 1025 e città reale d’Ungheria dal 1248, Nitra fu tuttavia investita dalle ondate ottomane tra in Cinquecento ed il Seicento, finendo per uscire dalle pagine della grande storia.
Horné Mesto. La città alta, la parte più antica di Nitra, è sorta a partire dal fortilizio-cattedrale posto in vetta al colle, a cui si accede dalla Župné námestie.
Superata la Chiesa dei Francescani, si raggiunge la Pribinovo námestie, dominata da una moderna statua del principe Pribina; l’intero lato sud della piazza è occupato dal Vel’ký seminar, il grande seminario settecentesco che conserva una ricca biblioteca dell’epoca. L’atlante, chiamato Corgoň, che si trova ad un angolo del vicino palazzo ottocentesco, è stato eletto a simbolo cittadino.
Continuando a salire, si incontra la “Colonna della Peste” (1750) per trovarsi sotto le mura in vetta al colle.
Entrati nell’area fortificata, ci si imbatte nella chiesa di Sant’Emeram, all’interno della quale si possono distinguere, senza soluzione di continuità, una chiesa inferiore (dolný kostol, 1640), presso la quale, a destra, si rintracciano le murature ristrutturate e reintonacate dell’originaria cappella romanica di Sant’Eramo (1064) ed una chiesa superiore (horný kostol) , in origine gotica trecentesca, ora con fastoso interno barocco.
Presso la cattedrale sorge il Palazzo Vescovile, di epoca gotica ma ricostruito tra il 1732 ed il 1739.
Trnava
Attraversata dal fiume Trnávka, che scende dalla vicina catena dei Piccoli Carpazi, la città è una tra le più antiche della Slovacchia, con una cerchia di mura ancora parzialmente visibile, e diverse chiese di antica fondazione.
Citata dal 1211, la città ottenne formali riconoscimenti di autonomia fin dal 1238.
Quando, nel 1541, il territorio magiaro e la stessa Budapest furono occupati dai turchi (e la corte ungherese si trasferì a Bratislava), Trnava venne scelta come sede degli arcivescovi-primati di Esztergom, trovandosi, quasi improvvisamente, nella posizione di capitale religiosa del regno di Santo Stefano, ruolo che conservò fino al 1820.
Trojičné námestie. Si tratta della piazza più vasta dell’abitato, e deve il nome alla chiesa gesuitica, intitolata alla Trinitá. Adiacente alla piazza, si incontra la monumentale Torre Civica, alta 69 m di stile rinascimentale.
Hlavná. Sulla “Via Principale”, pedonalizzata, si trovano il Municipio, in stile neoclassico, nonché la chiesa di Sant’Elena, un piccolo edificio gotico, poi barocchizzato, che conserva affreschi quattrocenteschi
Námestie Sv. Mikuláša. La piazza è dominata dalle torri frontali della cattedrale di San Nicola, costruita sul sito di una precedente chiesa romanica fra il 1381 ed il 1450 e successivamente ristrutturata.
Uscendone, si ha, subito a destra, l’edificio rinascimentale del seminario. Presso la chiesa invece, sul tracciato triangolare della Kapitulská, si affaccia il cinquecentesco Arcibiskupský palác, già sede primaziale d’Ungheria.
Trenčin
La città, è un importante nodo di traffico, a pochi chilometri da due frequentati posti di frontiera con la Repubblica Ceca, nonché un vivace centro manifatturiero, che ha potuto mettere a frutto negli ultimi anni la storica presenza dell’industria leggera.
Il centro. Su Mierove Námestie, la lunga piazza principale ornata di una colonna della peste del 1712, si affaccia la chiesa dei Pianisti, sorta tra il 1653 ed il 1657, ritoccata nel 1708.
Sorpassata la vicina arcata di un’antica porta di ingresso alla città, si raggiunge l’ex sinagoga locale, in stile moresco.
Il Castello. Una salita di circa quindici minuti porta all’imponente e scenografico castello, ampiamente restaurato nel corso del tempo.
Il complesso fu fondato nell’undicesimo secolo, e, in seguito, più volte ingrandito (la torre con esposizione storico-artistica, alta 33 m, risale al Duecento). Nel sito è conservata la più importante iscrizione romana rinvenuta a nord del Danubio (la più antica mai ritrovata in Slovacchia), testimoniante una sconfitta qui inferta alle tribù germaniche.
Banská Bystrica
Di antiche tradizioni minerarie, la città è la più importante località della Slovacchia centrale. Ha un centro vivace, che si sviluppa attorno ad una bella ed ampia piazza pedonalizzata con molti negozi.
Giacimenti d’argento e di rame vi furono scoperti nel tredicesimo secolo, richiamando manodopera germanica dalla Turingia; l’insediamento fiorì per circa tre secoli, finchè le miniere rimasero redditizie, poi ebbe inizio il processo di decadenza, interrotto con la nascita della coscienza nazionale slovacca a metà del diciannovesimo secolo, quando qui venne fondata una scuola superiore a garanzia dell’integrità linguistica.
La città ebbe un importante ruolo nel quadro della Resistenza durante il secondo conflitto mondiale quando, proprio da Banská Bystrica, il 29 agosto 1944 venne proclamata l’Insurrezione Nazionale Slovacca (SNP), brutalmente repressa entro la fine di ottobre dello stesso anno (evento ricordato in città attraverso l’edificazione di un monumento-museo con vastissima documentazione storica).
Námestie SNP. Sulla piazza intitolata all’Insurrezione Nazionale Slovacca, con al centro un obelisco all’Armata Rossa, si affacciano edifici di stili differenti, cui però l’uguale altezza conferisce un’apprezzabile unitarietà. Al lato più elevato della piazza spicca la Torre dell’Orologio, del 1567, cui fa riscontro d’angolo la cattedrale di S. Francesco Saverio.
Nella rinascimentale Thurzovcov dom è ordinato, su tre piani, il Museo della Slovacchia Centrale, con pezzi di archeologia, storia della città, arte, arti applicate, abiti popolari ed arredi d’epoca.
Namestie Štefana Moyzesa. La piazza è alla base del declivio su cui si sono addensati i principali edifici storici della città. Si incontra per prima, contraddistinta da un’alta torre, la fabbrica di origine quattrocentesca del castello (hrad), resto delle fortificazioni che un tempo circondavano l’area; più avanti, invece, si trova una serie di edifici rinascimentali e gotici, tra cui il vecchio municipio (radnica), la chiesa dell’Assunta (risalente al ‘200) e la Slovenský Kostol (Chiesa Slovacca) in stile gotico.
Prešov
Prešov ottenne i diritti di città nel 1374, ma già da tempo la sua importanza era notevole, soprattutto come centro di comunicazione tra il Baltico ed il Mar Nero; a testimonianza di ciò sta soprattutto la costruzione delle mura nel 1312 per volontà del re ungherese Roberto Carlo d’Angiò. La città fu poi protagonista nella lunga fase delle rivolte antiasburgiche settecentesche. Il 16 giugno 1919 poi, venne qui proclamata la Repubblica Slovacca dei Soviet, prontamente repressa dai cecoslovacchi.
Prešov deve molto al processo di industrializzazione (abbigliamento, grafica, elettronica) che nel secondo dopoguerra ha interrotto una situazione di endemico sottosviluppo, a cui si è aggiunta l’entrata in funzione,nel 1997, di un’Università che oggi conta più di dodicimila iscritti. La città, che con circa 10000 abitanti risulta essere la terza del paese, presenta inoltre una grande pluralità religiosa: alla componente cattolica (maggioritaria) si affiancano anche una comunità luterana, una uniate ed una ortodossa.
Námestie mieru. Sulla lunga piazza intitolata alla Pace (antico slargo di mercato lungo la direttrice della strada per Košice) sono in evidenza due delle cinque principali confessioni rappresentate in città: la cattolica e la luterana. L’edificio maggiore è la chiesa parrocchiale di S. Nicola, di origini trecentesche, completata entro il 1515 e risistemata fino al 1904, con i suoi banchi di origine rinascimentale ed il suo altare barocco. La chiesa adiacente, luterana, ha invece una struttura di gusto rinascimentale (1642-47), mentre tutto il resto della piazza è circondato da edifici d’epoca, come la farmacia ottocentesca di fronte a S. Nicola od il municipio cinquecentesco.
Hlavná. A partire da una stele dedicata all’esercito sovietico, frammento di tempi che sembrano ormai lontanissimi, si dipana la via Principale, con la sua cattedrale uniate e le sue icone; non lontana da questa via si trova pure la chiesa ortodossa locale, a cui gli uniati erano stati forzati ad integrarsi tra il 1948 ed il ’68.
A Prešov è inoltre attiva una sinagoga con tutti gli arredi intatti, ricordo di una comunità di circa seimila ebrei che qui vivevano fino alla Seconda Guerra Mondiale.
Solivar. Straordinario esempio di archeologia industriale, questa fabbrica del sale era attiva già nel diciottesimo secolo, e rimase in funzione fino al 1970, allorché venne trasformata in museo.
La perfetta conservazione dell’impianto si deve alla sua costruzione per mezzo del legno di pino, molto resinoso, che a contatto con il sale ha formato un materiale durissimo.
Košice
La città (secondo centro urbano del paese con oltre 230000 abitanti), si sviluppa a non più di 22 km dalla frontiera ungherese; tale vicinanza non è stata priva di conseguenze nelle passate epoche dato che nei censimenti otto-novecenteschi, le due principali componenti etnico-linguistiche, quella slovacca e quella magiara, si alternavano al primo ed al secondo posto, mentre dal 38 al 45, al pari del resto della Slovacchia meridionale, venne annessa dall’Ungheria.
Nel secondo dopoguerra Košice divenne un’importante centro industriale, allorché vi venne impiantata massicciamente l’industria pesante (dando a Košice un ruolo che, anche a seguito dei travagliati anni che seguirono il crollo del Muro, mantiene a tutt’oggi); importanza accresciuta dalla presenza universitaria e dall’apertura di un aeroporto internazionale.
Gli edifici storici più importanti della città sono posizionati intorno alla lunga piazza centrale ed alle sue adiacenze.
Dóm sv. Alžbety. Il duomo di S. Elisabetta, che domina la piazza centrale di Košice è la maggiore chiesa slovacca per dimensioni. Di stile gotico, venne costruita a più riprese tra il Trecento e la fine dell’Ottocento sopra ad una parrocchiale di origini duecentesche.
All’interno, dove le volte a diverse altezze appaiono organizzate su una base planimetrica a croce greca, spiccano un pulpito gotico ed un grande tabernacolo quattrocentesco; la cripta accoglie dal 1906 le spoglie del capo insurrezionale antiasburgico Ferenc II Rákóczy.
Alla sinistra del duomo si innalza la Torre Civica trecentesca e la colonna della peste settecentesca. Tra i numerosi edifici d’epoca della piazza spicca anche lo Župny dom, un palazzo in stile neoclassico (1782) già sede del governo provinciale. Qui, il 5 aprile ’45, Edvard Beneš proclamò la nascita del primo governo della Cecoslovacchia postbellica, oggi ospita la Východoslovensá Galereia, con mostre di arte moderna.
Kaplnka sv. Michala. Presso il duomo, la cappella di S. Michele è un edificio di origine tardo-trecentesca: convertito due secoli dopo la costruizone a magazzino militare in funzione anti-turca, è stato ricondotto nel corso del ventesimo secolo all’aspetto che si pensava avesse in origine.
Štátne divadlo. L’elegante stabile rinascimentale del teatro lirico (1897-99) ha subito nell’ultimo decennio del Novecento un accurato intervento di restauro. Alla sua sinistra si incontra il Monastero delle Orsoline (1696), mentre alla destra del teatro si incontrano le due torri di facciata della “Kostol Jezuitov”, (1671-84) che si rifà alle forme della romana chiesa del Gesù.
ALTRI LUOGHI D’INTERESSE
Gli Alti TatraI “Visoké Tatry” costituiscono l’unica vera catena alpina del paese, al confine con la Polonia. La vetta più elevata è il Gerlach (2655 m), ma numerose altre, come il Kriváň (2494 m), mitica montagna simbolo dell’indipendenza slovacca, superano quota 2000. Visti dalla pianura, gli Alti Tatra hanno una straordinaria imponenza, dovuta all’altezza (le cime maggiori sono imbiancate per larga parte dell’anno), al fatto di sorgere isolati dagli altri sistemi montuosi, ed alla straordinaria compattezza, tanto che l’intero loro arco si abbraccia con un solo sguardo (la catena principale si estende per poco più di 25 km). Meta turistica molto frequentata soprattutto da cechi e polacchi, ha splendidi scenari naturali ed alcuni pregevoli edifici ricordo del turismo di fine Ottocento (a Starý Smokovec ed in parte a Tatranská Lomnica). L’intera zona è parco nazionale dal 1949.
Il Paradiso Slovacco
Il Národný park Slovenský raj è uno splendido parco naturale, localizzato tra le cittadine di Spišská Nová Ves e Dobšiná. Esso è costituito da 200 km quadrati di spettacolari formazioni rocciose, strette gole, cascate, fiumi sotterranei e grotte tra boschi di conifere, percorribili attraverso sentieri e scale di ferro e legno. L’area è poi molto ricca di flora e fauna alpina.
Spisšký Hrad
Le rovine di questo immenso castello, costruito a dominio di una vasta regione, sulla sommità di uno spuntone di travertino, costituiscono forse il luogo più scenografico di tutta la Slovacchia, tanto da essere incluso nel 1993 dall’Unesco nella Lista del Patrimonio dell’Umanità.
Nell’edificazione del castello (dodicesimo secolo) si pensa che vennero impiegate circa duemila persone; nel 1241 la fortezza resistette ai tartari, fu poi tenuta dai reali d’Ungheria o da famiglie nobili molto influenti (Zápolya, Thurzo, Csáky); l’abbandono, come spesso in casi del genere, dipese da un incendio (1780).
La parte più antica (e maggiormente significativa per l’immagine generale) è il vertice, da dove il panorama arriva fino agli Alti Tatra distanti una quarantina di km; in alto, si trovano poi una torre cilindrica duecentesca (19 m di altezza per 40 di circonferenza), un palazzo romanico coevo e le fondamenta di un’altra torre, del dodicesimo secolo.
Le chiese di legno dell’est slovacco
Nelle aree orientali della Slovacchia non è raro imbattersi in una delle antiche chiese di legno che si incontrano ad Hransek, a Kezmarok, od a Sväty Križ; sono chiese di grandi dimensioni, costruite dai protestanti dopo il 1681, allorché l’imperatore Leopoldo I riconobbe loro il diritto di edificare propri luoghi di culto (anche se con l’obbligo assoluto di usare il legno come materiale da costruzione).
Erette dalle ricche comunità tedesche, aiutate dai correligionari di Germania e Svezia, queste chiese sono grandi ed opulente, realizzate da veri architetti ed abbellite da organi, candelieri ed opere d’arte.
Quelle che si incontrano nell’altopiano di Sariš, invece, sono l’espressione di un mondo contadino poverissimo, nel quale il ferro non compare come materiale da costruzione semplicemente perché troppo costoso; tuttavia, al pari dei grandi templi protestanti, queste chiese rappresentano autentici capolavori di perizia edificatoria, grazie ai perfetti incastri che sostituirono i chiodi. Testimoniano inoltre la lotta delle comunità della Rutenia (frazionata da varie linee di confine) al fine di mantenere la propria specificità culturale, simboleggiata anche dallo stringersi intorno alla Chiesa uniate, quella dei fedeli dell’europa orientale di religione ortodossa che riconoscono l’autorità papale.
Secondo gli scritti storici, in Slovacchia si trovavano 300 chiese lignee, ma a tutt’oggi se ne sono conservate circa 50, tra quelle di rito uniate ed ortodosso, mentre tra le chiese protestanti se ne sono salvate 5
Le chiese lignee si trovano sparse in tutta la zona orientale della Slovacchia, in particolare:
- Nella provincia di Bardejov: Lukov, Krive, Hervatov, Trocany, Fricka, Jedlinka, Kozany, Le terme di Bardejov.
- Nella provincia di Svidnik: Potoky, Ladomirova, Museo all'aperto-Svidnik, Semetkovce, Mirola, Krajne Cierno, Bodruzal, Prikra, Nizny Komarnik, Korejovce, Dobroslava, Hunkovce.
- Nella provincia di Snina: Kalna Roztoka, Ulicske Krive, Zboj, Rusky Potok, Topola.
- Nella provincia di Humenne: Hrabova Roztoka, Ruska Bystra, Inovce.
- Nella provincia di Presov: Brezany.
- Nella provincia di Stara Lubovna: Hranicne, Museo all'aperto - Stara Lubovna Tvrdosin, Istebne, Lestiny, Sväty Kriz, Kezmarok, Hronsek.
LA STORIA
La nascita dell’identità nazionaleLe origini della Slovacchia così come la si conosce oggi posso essere fatte risalire al diciottesimo secolo, quando sorse il Movimento Nazionale Slovacco, nel quadro del più generale movimento panslavista allora in crescita, che mirava a costituire un senso di identità comune tra tutte le popolazioni slave, mentre, in contemporanea, prendeva forma anche quella che sarebbe divenuta la lingua slovacca.
Su questa materia si aprì una decennale diatriba tra la direzione proposta da Anton Bernolák, che spingeva per una lingua che fosse espressione dei dialetti slovacchi occidentali, appoggiata dalla Chiesa cattolica, e quella proposta dagli intellettuali luterani che prediligevano una forma “slovacchizzata” della lingua ceca, in virtù dell’idea che, in nome del panslavismo, cechi e slovacchi dovessero appartenere ad un’unica nazione ed avere, quindi, lingue il più possibile vicine tra loro.
Alla fine, intorno al 1840, Ľudovít Štúr, sviluppò un linguaggio letterario espressione dei dialetti slovacchi centrali, identificando così la Slovacchia come nazione attraverso la peculiarità della sua lingua. Quest’ultima soluzione venne infine condivisa sia dai cattolici che dai luterani, e dette origine allo Slovacco moderno. Nel frattempo, guidato in gran parte da religiosi slovacchi, il Movimento Nazionale crebbe nonostante il controllo ungherese restasse stretto, e nella primavera del ’48 sviluppò un suo programma politico e costituzionale, e fu con le rivolte di quell’anno che prese vita il Consiglio Nazionale Slovacco, primo organo rappresentativo della Slovacchia moderna, che fissò successivamente la sua sede a Martin. I suoi membri tentarono di collaborare con il governo imperiale di Vienna nel tentativo di ottenere la separazione della Slovacchia dall’Ungheria e la sua ammissione, in qualità di paese autonomo nel sistema di monarchie federative degli Asburgo; anche se, tale sforzo non produsse risultati duraturi, i decenni successivi vennero chiamati “Periodo di Oppressione Nazionale” e il desiderio di affrancamento dall’Ungheria restò tale fino al 1918.
La Cecoslovacchia fra le due guerre
Nel ‘900 le prime manifestazioni pubbliche in favore di uno Stato di cechi e di slovacchi ebbero luogo all’estero, principalmente in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti (dove più di mezzo milione di slovacchi erano emigrati tra l’inizio del secolo e la Prima Guerra Mondiale); nel ’15, venne firmato l’accordo di Cleveland per uno stato federativo comune da parte di rappresentanti delle entità nazionali ceca e slovacca.
La ragione sottostante al piano per la creazione di uno Stato comune per cechi e slovacchi stava nel tentativo di affrancarsi dall’entità ungherese e dai processi di magiarizzazione per gli slovacchi, e dall’intento, per i cechi, di “diluire” il forte peso che aveva allora la componente di lingua tedesca all’interno delle province di Boemia e Moravia.
Durante la guerra, molti cechi e slovacchi combatterono a fianco dell’Intesa, ed alla fine della guerra, l’idea di smembrare la monarchia asburgica per costituire una Cecoslovacchia indipendente ottenne il favore e l’appoggio dei vincitori.
Fu così che il 24 ottobre 1918, il Comitato Nazionale Cecoslovacco a Praga proclamò la costituzione della Cecoslovacchia, mentre, il 30 ottobre, il Consiglio Nazionale Slovacco, all’oscuro di quanto avvenuto a Praga, proclamò l’unione dei due stati.
Presidente della neocostituita Cecoslovacchia fu Tomáš Garrigue Masaryk fino al 1935.
Il nuovo stato presentava però degli squilibri interni dovuti innanzitutto alla situazione incomparabilmente migliore per i Cechi che, legati fino a quel momento all’Austria, non avevano subito tutte le restrizioni subite dagli slovacchi e, potendo esprimere fin da subito delle elites atte a governare e delle istituzioni statali, burocratiche, economiche ed educative solide, guadagnarono immediatamente una chiara e tangibile egemonia.
Il nuovo stato inoltre, si trovò ad affrontare lo spinoso problema delle minoranze etnico-linguistiche.
La Cecoslovacchia contava, nel ’21, poco più di 13 milioni e mezzo abitanti; tra questi, i cechi e gli slovacchi erano circa 8700000.
C’erano poi 744000 ungheresi, 460000 ruteni, 180000 ebrei e ben tre milioni di tedeschi, per cui, un centralismo ceco a Praga era ritenuto necessario per evitare che il giovane stato soffrisse di eventuali, molteplici, spinte centrifughe.
Stante ciò, le istanze autonomistiche non cessarono, e la classe dirigente slovacca cercò di ottenere una sempre maggiore autonomia, fino al ’39, quando a seguito degli accordi di Monaco, la Cecoslovacchia fu prima costretta a cedere la zona prevalentemente tedesca dei Sudeti, e successivamente gran parte della Slovacchia meridionale all’Ungheria.
Il processo di dissolvimento della Cecoslovacchia post-1918 si completò con l’occupazione tedesca di Boemia e Moravia, e con la dicharazione d’indipendenza della Slovacchia del 14 Marzo 1939, che dette origine alla Prima Repubblica Slovacca,sotto la guida di Monsignor Jozef Tiso.
Tale stato entrò fin da subito nell’orbita della Germania, a cui era fortemente vincolato, trattavasi però della prima volta nella Storia in cui si realizzava uno stato nazionale slovacco indipendente.
Si trattava però di un sistema autoritario, di tipo fascista, che comunque non era in grado di opporsi alle istanze tedesche, come la deportazione di quasi 58000 ebrei slovacchi tra marzo ed ottobre del ’42. Subito sorsero però dei movimenti clandestini di opposizione, e molti slovacchi, come già nella guerra mondiale precedente, combatterono a fianco degli Alleati.
L’Insurrezione Nazionale Slovacca
Nell’estate del ’44 il movimento partigiano, concentrato principalmente nelle regioni di montagna, si rafforzò visibilmente. La situazione sfuggì al controllo del governo di Bratislava e le truppe tedesche invasero il paese. Fu l’inizio dell’Insurrezione Nazionale Slovacca, che prese il via la sera del 29 agosto da Banská Bystrica. Per due mesi, sul territorio relativamente ridotto della Slovacchia centrale, circa 60 mila soldati e 18 mila partigiani si difesero dall’offensiva delle truppe tedesche, mentre il Consiglio Nazionale Slovacco si impadronì dei poteri legislativo ed esecutivo.
L’intento era inoltre quello di aprire la la strada alle truppe sovietiche sopraggiungenti da est; tuttavia, il piano non riuscì, e nell’ottobre del ’44 i tedeschi rioccuparono Banská Bystrica, e la Slovacchia dovette attendere la liberazione fino all’8 maggio dell’anno successivo, tuttora festa nazionale.
L’Insurrezione Nazionale Slovacca resta comunque uno degli avvenimenti chiave della storia moderna del paese, poichè vista la partecipazione da parte di persone di diversi orientamenti ed ideologie, la coscienza nazionale degli slovacchi ne uscì raffozata, impedendo, nel dopoguerra, il ritorno al centralismo praghese.
Gli anni della Guerra Fredda
Gli anni successivi alla fine della guerra furono molto duri; i territori occupati dagli ungheresi passarono nuovamente alla Slovacchia, come stabilito dal Trattato di Parigi del ’47, la minoranza tedesca venne espulsa dal paese, similmente a quanto venne attuato nei Sudeti, mentre la Rutenia venne ceduta all’Unione Sovietica.
La complessa lotta tra le forze che puntavano alla democrazia parlamentare e quelle comuniste si concluse nel febbraio del ’48 con la vittoria di queste ultime.
Il clima politico del paese virò quindi verso una “democrazia popolare” con spazi di dissenso strettissimi, (di fatto un regime autoritario) all’interno dell’orbita sovietica.
La dittatura comunista instauratasi in Cecoslovacchia incarnava in se’ tutti i caratteri dello stalinismo, e, ben presto, anche gli ultimi gruppi di opposiziome (ormai solo potenziale), vennero soppressi con metodi brutali; la vita pubblica, l’economia e la cultura furono sottomesse senza restrizioni al partito comunista e all’ideologia marxista-leninista.
Questi cambiamenti ebbero un impatto molto forte sulla società e sulle sue istituzioni, rompendo tradizioni antiche ed alterando equilibri secolari; l’industrializzazione causò un esodo dalle campagne verso i centri urbani. Da questo fenomeno derivò poi un innalzamento del livello di istruzione, tanto che nel 1970 un terzo della popolazione slovacca aveva raggiunto un’istruzione secondaria o professionale. Con il tempo, il rigore ed il dogmatismo che avevano caratterizzato gli anni ’50 si attenuarono,e, poco alla volta, le componenti più giovani della gerarchia comunista cominciarono a ripensare il sistema, essendo comunque impossibile il suo abbattimento, era l’idea del “socialismo dal volto umano”.
Ma mentre il movimento riformatore ceco puntava più alla democratizazione del sistema, da parte slovacca si poneva molto di più l’accento sul ripristino dell’autonomia amministrativa della Slovacchia e della federazione cecoslovacca.
Si arrivò così alla promulgazione della legge costituzionale del ’68, che trasformava la Cecoslovacchia in una federazione.
Tuttavia, questa riforma venne bloccata sul nascere quando, in risposta agli avvenimenti della “Primavera di Praga”, le forze sovietiche e degli altri paesi del Patto di Varsava occuparono il paese, deponendo la classe riformatrice guidata dallo slovacco Alexander Dubček per sostituirla con un nuovo gruppo dirigente che mise in atto un processo di “Normalizzazione”, con cui ripristinò lo status quo e lo mantenne inalterato per i successivi vent’anni.
Alla luce di ciò, anche le istituzioni locali slovacche avevano un’autonomia fittizia, inferiore persino a quella della Cecoslovacchia unitaria del periodo tra le due guerre.
Ciò, unito alla condotta rigorosa e monolitica dei “normalizzatori”, convinse le componenti più moderate della società che il comunismo non dovesse perdurare e mantenne vivo un senso antipatia nei confronti del regime che fece poi da propulsore per gli avvenimenti del 1989.
Nel novembre di quell’anno, una serie di manifestazioni e di scioperi portarono il governo a cedere nel giro di sei settimane; era la “Rivoluzione di Velluto”.
A capo del Parlamento Federale venne eletto Alexander Dubčeck, mentre il dissidente Vaclav Havel venne eletto Presidente della Repubblica.
Subito si posero al nuovo governo tre importanti questioni: creare una democrazia parlamentare, edificare un’economia di mercato e organizzare un nuovo modello di coesistenza delle due repubbliche, la ceca e la slovacca.
Subito cominciarono i negoziati per stabilire che tipo di legame avrebbe dovuto unire le due entià, il progetto dei partiti cechi spingeva più verso uno stato unitario, mentre i partiti slovacchi puntavano ad una confederazione, senza che si arrivasse ad una soluzione condivisa.
Alla “Rivoluzione di Velluto” seguì così il “Divorzio di Velluto” ed il 17 luglio il Parlamento slovacco votò la dichiarazione di indipendenza della Slovacchia, il 1 settembre venne adottata la Costituzione slovacca, mentre il 25 novembre l’assemblea federale a Praga votò lo scioglimento della federazione.
La Slovacchia indipendente
La Repubblica Slovacca nacque ufficialmente il primo gennaio 1993; dopo la separazione, lo Stato slovacco divenne membro dell’ONU, dell’OSCE e di altri importanti organismi internazionali; ciò nonostante, gli aspetti politici ed economici non furono, in tali anni, molto soddisfacenti.
L’industra slovacca si era specializzata, negli anni della Guerra Fredda, nel settore delle forniture militari, e, caduto il Muro di Berlino, perse il suo mercato tradizionale; come se non bastasse, l’apertura ai mercati internazionali causò gravi danni agli altri settori, che, analogamente a quanto succedeva negli altri paesi dell’ex blocco orientale, scontavano un forte deficit di competitività, perciò il PIL crollò e comparve la disoccupazione di massa.
La transizione verso l’economia di mercato fu quindi lenta e dolorosa, con i capitali stranieri che tardavano ad arrivare per via del clima politico ancora incerto, e fu solo a partire dal 1998 che venne a prodursi un’inversione di tendenza, grazie ad una serie di riforme in campo economico, amministrativo, bancario, assicurativo e delle telecomunicazioni
Nel 2004 la Slovacchia è entrata nelle NATO e nella UE, nel quadro di un processo di integrazione in ambito europeo che si è concluso il primo gennaio 2009 con l’adozione dell’Euro.
LA GEOGRAFIA
La Slovacchia è affacciata sulle grandi pianure del medio corso del Danubio, il bacino pannonico. Le estremità del paese, quella orientale e quella occidentale (in cui si trova la capitale) sono le uniche aree pianeggianti del paese, attraversate dai fiumi tributari del Danubio, il Bodrog ed il Váh. Tutto il resto del paese è montuoso, chiuso a nord dai Carpazi Occidentali, la cui linea spartiacque segna il confine politico con la Repubblica Ceca e con la Polonia. I Carpazi Occidentali, rilievi corrugati di origine alpina costituiti in prevalenza da rocce sedimentarie (dolomie, arenarie, calcari), comprendono la catena dei Beschidi, in gran parte polacca, gli Alti ed i Bassi Tatra e più a sud, vicino al confine ungherese, i Monti Metalliferi Slovacchi. Questi rilievi di origine vulcanica sono estreme propaggini dell’Alföld ungherese, s’incontrano a sud-ovest la fertile pianura di Bratislava solcata dal Danubio e dal Váh, e a sud-est la piana di Michalovce, solcata dall'Ondava, la cima più alta è il monte Stolica (1477 m).
I Tatra sono il complesso montuoso più aspro, caratterizzato da forme tipicamente alpine e da paesaggi profondamente modellati dall’erosione glaciale: il Picco Gerlach, negli Alti Tatra, è la vetta più alta del paese (2655 m), mentre i Bassi Tatra culminano nel monte Ďumbier (2.043 m). Altre catene secondarie dei Carpazi Occidentali sono i Piccoli Carpazi, rivolti verso il confine austriaco, ed i Carpazi Bianchi rivolti verso quello con la Moravia ceca.
Le foreste (40% del territorio) e le brughiere d’alta montagna coprono interamente tutta questa parte montuosa e collinare che rappresenta oltre i due terzi del paese. Dai Bassi Tatra nascono gli unici due fiumi interamente slovacchi, il Váh, il più lungo (433 km), ed il Hron, tutti e due affluenti di sinistra del Danubio. Quest’ultimo scorre per 172 km in territorio slovacco, in gran parte (dopo aver bagnato Bratislava) lungo il confine con l’Ungheria (il fiume è, per entrambi i paesi, una risorsa importantissima). Tra gli altri numerosi corsi d’acqua vi sono poi a la Morava ad ovest, che funge da linea di confine con l’Austria, il Nitra, a est l’Hornad, il Bodroc, l’Ondava, il Laborec e la Latorica. Il Tibisco, cui tributa l’Ondava, sfiora il lembo sudorientale del paese. La Slovacchia possiede numerose sorgenti d’acqua calda, nei pressi delle quali sono sorte rinomate stazioni termali; l’abbondanza delle acque e le caratteristiche dominanti del paesaggio sono legate al suo clima.
IL CLIMA
Il clima della Slovacchia è di tipo continentale, con differenze dovute ai diversi rilievi. Il periodo maggiormente piovoso va dalla primavera all'autunno, in cui le temperature si fanno più miti. Particolarmente rigidi gli inverni con frequenti precipitazioni nevose ed una temperatura media di -2°C. In estate la temperatura media si aggira attorno ai 21°C. Il mese più freddo è gennaio, mentre i mesi più caldi sono luglio ed agosto. Da metà maggio a fine settembre la temperatura è alquanto piacevole, è questo infatti il periodo migliore per recarsi in Slovacchia. Le precipitazioni, più abbondanti nei mesi estivi, raggiungono i 650mm annui.
ARTE E CULTURA
Il GoticoL’influenza artistica dell’Europa occidentale penetrò nel paese soprattutto attraverso la Chiesa: i conventi francescani e le abbazzie benedettine (a cui dobbiamo la diffusione dell’architettura massiccia in pietra e delle arti figurative in stile romanico) avevano le loro scuole che, oltre al sapere teologico, diffondevano le arti ed i mestieri. All’ambito delle abbazie benedettine risalgono anche le origini delle prime opere letterarie a noi note (12/13 secolo), scritte in latino e riguardanti la civiltà slovacca. Ma furono soprattutto il quattordicesimo ed il quindicesimo secolo a segnare la svolta, con una notevole ascesa delle espressioni artistiche.
La Slovacchia usciva allora dal periodo delle grandi devastazioni arrecate dai tartari, a cui resistettero solo poche città fortificate; per ricompensare i nobili della loro resistenza al nemico e per favorire il superamento della crisi, dal centro di potere magiaro vennero concessi alle città importanti privilegi, nacquero inoltre nuovi borghi, specialmente ad opera dei coloni tedeschi, che aprirono la strada allo sfruttamento del sottosuolo. Gli studenti slovacchi cominciarono a frequentare le università straniere, ed apparvero le prime raccolte di libri e le prime biblioteche.
Questa fioritura culturale ebbe un riflesso anche nella produzione artistica, in particolare nell’architettura e nelle arti sacre. Prevalse il gotico, stile che fornì alti esempi di pittura murale, tanto ricca e tematicamente varia che gli esperti non esitano a classificarla come una distinta “pittura medievale slovacca”.
Poi fu la volta della scultura gotica, in legno, che raggiunse livelli artistici altissimi con le opere del maestro Pavol di Levoča e del maestro Jakub di Košice; mentre di uguale pregio risultano pure le opere dei miniaturisti, come Michal di Trnava, e le pitture su legno delle tre importanti scuole artistiche di Spiš, di Košice e delle città minerarie.
L’influenza italiana ed asburgica
Grazie alla corte illuminata di Mattia Hunyadi, detto Corvino, il paese si aprì agli umanisti italiani. Nel 1467 a Bratislava nacque la prima università del regno ungherese, l’Accademia Istropolitana, fondata sul modello dell’Università bolognese. Per tre secoli, fino al termine del periodo barocco, l’influenza diretta dell’arte italiana su quella slovacca fu enorme; dalla Penisola giunsero architetti, muratori, scalpellini, stuccatori, pittori e decoratori (soprattutto dalla Lombardia) che si misero a costruire palazzi, municipi, chiese, fontane, ponti e porte cittadine.
Eppure, l’arte rinascimentale slovacca non può essere considerata come una variante periferica di quella italiana, giacchè mantiene una propria specificità legata alla storia passata e presente del paese.
Dal 1526 al 1918, la Slovacchia appartenne alla monarchia asburgica. Bratislava (allora Presburgo) divenne capitale della componente ungarica dell’Impero e luogo di incoronazione dei suoi re e delle sue regine (dal 1563 al 1830) e fulcro della vita culturale ed ecclesiastica.
Sull’onda di ciò vennero fondate le prime manifatture, specialmente nella Slovacchia centrale, si sviluppò il ceto borghese ed il mecenatismo, e, nel 1635, nacque a Trnava la seconda università slovacca.
Nella pittura conobbe grande successo la ritrattistica (tra i migliori artisti del genere si segnalano Ján Kupecky, Kramer e Kruger), la paesaggistica (come le vedute dei dintorni di Bratislava di Brand) e le nature morte (ricordiamo Jakub Bogdan che si ispirava alla scuola olandese, e Spillenberger, con i suoi soggetti mitologici). Una menzione merita anche la lavorazione artistica dell’oro organizzata nei consorzi di arti e mestieri. Il rappresentante più importante di questo genere artistico è Szilassy, autore di straordinari soggetti liturgici decorati con temi biblici e di medaglioni con scene di vita quotidiana.
Il Novecento
L’atteggiamento orientato ai concetti di “Popolo” e “Nazione” proprio dell’‘800, mantiene la sua centralità anche nel secolo successivo: nella narrativa con la cosiddetta prosa liricizzata, solare e visionaria, adottata da scrittori come František Svatner e Magrita Figuli; nelle arti visive con un forte simbolismo, ripreso da pittori come Martin Benka o Martin Jonas, o da scultori come Rudolf Uher con le sue opere in legno e terracotta e nelle ceramiche artistiche di Modra.
Parallelamente a questa tendenza, rivolta al recupero ed allo sviluppo di un’arte specificamente slovacca, non si spense l’interesse verso l’evolversi della cultura internazionale; nell’architettura e nelle arti applicate fu l’inizio del Novecento a produrre gli edifici, gli arredi e gli oggetti più belli attraverso lo stile sinuoso del liberty e quello angoloso e dinamico del cubismo,
Per la letteratura, particolarmente significativi restano gli anni tra le due guerre; tra gli autori di questo periodo segnaliamo la poetessa Maša Halamova ed il romanziere Milo Urban, autore di grandi saghe slovacche,
Tra gli autori della seconda metà del Novecento ricordiamo invece il poeta Milan Rufus e lo scrittore Ladislav Tazky. Per le arti visive, particolarmente fecondi furono gli anni Sessanta, la cosiddetta “era dubčeckiana”, quando gli artisti cominciarono a sperimentare le tecniche miste, le installazioni, l’arte di azione e le tendenze concettuali. Tra gli autori di quest’ultima corrente ricordiamo Rudolf Sikora, grafico, fotografo e pittore.
Gli anni della “Normalizzazione”
Dopo l’invasione del paese da parte degli eserciti del Patto di Varsavia, nel ’68, e fino alla “Rivoluzione di Velluto” del 1989, la politica culturale impose un monopolio dell’arte e della letteratura, e gli autori si divisero tra quelli disposti ad uniformare le loro opere agli orientamenti ufficiali, quelli che cercavano di mediare tra l’ambiente esterno e la propria soggettiva personalità artistica e quelli che rivendicavano la libertà creativa tout court, ed erano perciò costretti a lavorare in solitudine, isolati, senza poter esporre o pubblicare le proprie opere.
Uno degli aspetti importanti della letteratura della seconda metà del ventesimo secolo è il nuovo ritorno dei modelli classici, vissuti come reazione all’imperante realismo socialista e alla cultura ufficiale per la quale l’arte equivaleva a “manifestazione della forza collettiva”.
Tra gli scrittori di questa sorta di nuovo umanesimo, sostenuto dall’esistenzialismo filosofico e attraversato da un’appassionata difesa dell’individuo ricordiamo Peter Karvas, autore di racconti satirici in cui i personaggi dei miti della letteratura greca e latina diventano emblemi, archetipi del pensiero universale che mette alla berlina il mondo contemporaneo.
L’ECONOMIA
Il boom economicoNegli anni della Guerra Fredda, la Slovacchia ha rappresentato la “regione arsenale” dell’Europa orientale, poichè ospitava un certo numero di grandi industrie operanti nel settore bellico. Con la fine della Guerra Fredda, questo settore perse il proprio mercato di riferimento ed entrò in crisi, come molti altri.
Nel corso degli anni ’90 la Slovacchia si trovò inoltre ad affrontare il passaggio all’economia di mercato, resa difficile dalla totale mancanza di capitali per procedere alla riconversione dei vecchi impianti e per alleggerire il ruolo dello stato nell’economia. La fiducia dei mercati internazionali alla fine arrivò sotto forma di investimenti giunti soprattutto dalla Germania, dagli Stati Uniti e dall’Austria, nel tentativo di risollevare le sorti del sistema bancario, siderurgico e delle telecomunicazioni.
Nei primi anni del ventunesimo secolo, la Slovacchia si è avviata ad essere un paese ad alta crescita; la disoccupazione, dopo aver toccato il picco del 19,2% nel 2001, pur restando un problema strutturale è scesa al 9,6% del 2008. La crescita del Pil, che per l’anno 2000 chiuse con un modesto 1,4%, è aumentata negli anni successivi fino a raggiungere il dato record del 10,4%, il più alto in quell’anno tra i paesi UE ed OSCE (con una punta del 14,3% raggiunta nell’ultimo trimestre). Nello stesso periodo, anche gli investimenti stranieri nel paese sono parimenti cresciuti (di oltre il 600% dal 2000 ad oggi), grazie ad un basso costo della manodopera, alla favorevole posizione del paese nell’accesso ai mercati ed alla politica di attrazione di capitali esteri perseguita in questi anni, che prevede, tra l’altro, l’esenzione dei dividendi dalle imposte ed un’imposizione fiscale basata sull’aliquota unica del 19%.
Il capitale straniero è arrivato soprattutto dall’Olanda, dalla Germania, dall’Austria, dall’Italia e dagli Stati Uniti.
L’industria del paese si basa principalmente sui settori dell’automotive, dell’elettronica, della meccanica e della chimica; negli ultimi anni è stata poi molto forte la crescita del settore delle costruzioni, (il cui turnover è aumentato nel 2008 del 16,4%) rispecchiando la crescita infrastrutturale del paese, legata a doppio filo a quella economica. Il salario medio mensile si colloca intorno ai 700 euro mensili (esattamente 710,45 euro ad aprile 2009) e risulta notevolmente eterogeneo tra i settori economici, variando dai 430,01 del settore alberghiero e della ristorazione ai circa 1500 dei settori dell’informazione, della comunicazione e dei servizi finanziari ed assicurativi.
Nel 2008 l’economia del paese ha continuato a far registrare una crescita economica sostenuta, nonostante verso la fine dell’anno abbiano iniziato a farsi sentire gli effetti negativi della crisi internazionale. A causa di ciò. Nonostante un incremento medio del Pil dell’8% conseguito nei primi nove mesi dell’anno, la crescita economica ha fatto registrare negli ultimi tre mesi un dato di gran lunga inferiore (2,5 punti percentuali), che ha fatto chiudere l’anno con una crescita dell’economia del 6,4%.
I dati relativi al commercio estero fanno registrare, per l’anno 2008 un totale delle importazioni pari a 48,4 miliardi di euro, mentre le esportazioni ammontano a 47,7 miliardi di euro.
L’aumento delle importazioni ed esportazioni è stato rispettivamente pari al 5 e 5,1% su base annua, malgrado la significativa contrazione dell’interscambio registrata a dicembre 2008, mese in cui, a causa dell’impatto della crisi economica in Slovacchia, il flusso delle esportazioni ed importazioni è rispettivamente diminuito del 19,1 e 18,3% rispetto ai valori registrati a diciembre 2007.
In relazione all’andamento dell’occupazione, l’Ufficio di Statistica ha registrato nel 2008 un aumento complessivo del 3,2%, con una conseguente riduzione del tasso medio di disoccupazione al 9,6% su base annua.
Nel 2008 l’inflazione al consumo ha registrato un aumento su base annua del 4,6%, 3,9% se calcolato attraverso l’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo.
Gli investimeni diretti esteri da e verso il paese hanno invece totalizzato un flusso in entrata nel paese pari a 26,803 miliardi di euro, mentre i flussi in uscita sono stati pari ad 1,335 miliardi di euro (fonte: Banca Nazionale Slovacca).
Affrontare la crisi: effetti e rimedi
L’economia slovacca ha iniziato a risentire degli effetti della crisi internazionale nell’ultimo bimestre del 2008, periodo in cui, a fronte del calo della domanda estera di beni e servizi, la produzione industriale e l’interscambio commerciale presentano una forte contrazione.
A diciembre 2008 la produzione industriale ha registrato un decremento del 16,8% su base annua (-7,1% a novembre 2008), a seguito dell’andamento negativo dell’industria automobilistica (-35,7%), che rappresenta il 20% delle esportazioni slovacche; del settore delle materie plastiche e gomma (-28,5%); del comparto chimico (-25,9%), dei macchinari ed attrezzature (-25,4%), del settore metallurgico (-22,7%). Secondo i dati preliminari dell’Ufficio di Statistica slovacco, la produzione industriale ha registrato a gennaio 2009 un ulteriore decremento del 27%.
Per fronteggiare l’impatto della crisi sull’economia e sulle condizioni sociali della popolazione, il Governo ha varato nel novembre 2008 le prime misure per favorire un più efficace impiego dei fondi europei, l’elaborazione di progetti finanziabili attraverso lo schema del partenariato pubblico e privato e piani alternativi per il finanziamento di tratti autostradali, tagli alla spesa pubblica, sostegno alle PMI attraverso la concessione di prestiti, adozione di politiche per il mercato del lavoro e l’occupazione.
A causa dei riflessi negativi della crisi finanziaria sull’economia reale, più di un centinaio di imprese hanno proclamato fin dall’inizio dell’ultimo bimestre 2008 massicce sospensioni dal lavoro. L’azione del Governo, pertanto, si è concentrata sull’andamento della disoccupazione. Nelle prime tre settimane di gennaio, inoltre, l’offerta di lavoro presso l’ufficio nazionale di collocamento è diminuita dell’11%. Secondo gli analisti, gli esuberi potrebbero raggiungere le 50000 unità di personale entro la fine del 2009.
Per attenuare l’impatto della crisi sul mercato del lavoro, aggravata dal rientro di alcune centinaia di slovacchi dall’estero a causa dei tagli all’occupazione occorsi nelle industrie dei paesi europei, l’articolato sistema degli ammortizzatori sociali prevede, tra le principali misure, sussidi ai lavoratori a rischio d’impiego, indennità di mobilità, contributo dall’11 al 20% dello stipendio medio ai disoccupati che trovino un lavoro remunerato in misura non superiore ad 1,7 volte il livello minimo di sussistenza, sviluppo del lavoro autonomo attraverso il pagamento da parte dello Stato dei contributi assicurativi e sanitari per un periodo di due anni.
Sono inoltre previsti sgravi d’imposta per le imprese a rischio che privilegeranno la riduzione della settimana lavorativa ai licenziamenti; contributi agli imprenditori (677 euro annui) per il pagamento dei contributi assicurativi e sanitari dei lavoratori con paga ridotta al 60%; contributo dal 15 al 30% dello stipendio netto in caso di assunzione di un disoccupato in cerca di impiego da almento tre mesi; contributi per la creazione di nuovi posti di lavoro fino a 212 euro per quelle aziende che non hanno operato tagli di personale nel 2008 (il Ministero del Lavoro stima 2500 nuovi posti); semplificazione per la costruzione di imprese socialmente utili ed incentivi per l’impiego dei lavoratori svantaggiati (fino a 10000 unità di personale); sostegno al lavoro stagionale nel comparto agricolo.
Le principali misure di carattere fiscale che accompagnano la manovra riguardano la riduzione del periodo per il rimborso dell’IVA da 60 a 30 giorni; l’abbassamento della soglia per la registrazione obbligatoria presso l’ufficio IVA da 49790 a 35000 euro; modifiche relative ai cespiti ammortizzabili ed innalzamento delle quote d’ammortamento deducibili per i beni materiali (da 996 a 1660 euro) e immateriali (da 1660 a 2323 euro).
Il governo ha inteso sostenere i piccoli e medi imprenditori anche attraverso la proroga del periodo per la presentazione della dichiarazione dei redditi.
Sarà inoltre semplificata la tenuta dei registri da parte dei lavoratori autonomi che non impiegano personale, il cui reddito annuo non ecceda i 170000 euro. Il Governo ha introdotto nuove disposizioni per incentivare gli investimenti attraverso la riduzione dei costi imputabili ai fini della concessione dell’aiuto per l’acquisto di beni materiali (terreni, edifici, macchinari) ed immateriali (know-how, diritti) nei settori dell’industria e del turismo.
Nell’intento di ridurre il carico fiscale per i percettori di redditi medio-bassi, il governo ha innalzato la soglia dei redditi annui non imponibili da 3435,27 a 4025,70 Euro ed ha ridotto il limite minimo per l’applicazione dell’esenzione d’imposta (importo forfettario pari a circa 3300 euro nel 2008) dei redditi annui fino a 15387 euro. Il Governo sosterrà inoltre i cittadini nel pagamento dei mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione, in caso di perdita del posto di lavoro.
Regioni ed enti locali potranno infine utilizzare le entrate derivanti dai piani d’investimento e dai fondi di bilancio dei precedenti esercizi finanziari per compensare il disavanzo che sarà determinato dalle modifiche apportate agli scaglioni di reddito per l’applicazione dell’imposta.
INFORMAZIONI UTILI
Formalità doganali e documenti di viaggioPer recarsi in Slovacchia, i cittadini italiani necessitano della sola carta di identità valida per l’espatrio ed in corso di validità; il paese aderisce all’area Schengen, sono stati perciò eliminati i controlli alle frontiere.
Le merci possono essere sdoganate presso qualsiasi punto abilitato, la documentazione richiesta è la stessa prevista dalle normative comunitarie.
Non sono previsti controlli in dogana dei requisiti tecnici dei prodotti importati, ma solo successivamente; così come non esistono dazi, ne alcun genere di restrizione alle importazioni. Solo su alcuni prodotti specifici è richiesta una certificazione d’importazione che garantisca gli standard tecnici, in base ad una lista periodicamente aggiornata dalle autorità competenti.
Assistenza medica
La situazione sanitaria è normale, i cittadini italiani che si recano temporaneamente nel paese possono ricevere le cure mediche previste dall’assistenza sanitaria pubblica slovacca se in possesso della Tessera Sanitaria. Il numero per le emergenze è il 155.
Corrente elettrica
220V, 50Hz. La maggior parte delle prese di corrente è di tipo “tedesco”.
Infrastrutture e trasporti
La Slovacchia dispone di una rete viaria che assomma a 43.761km. L’autostrada D1 collega la capitale con Trnava, Nitra e Trenčin, mentre la D2, scorrendo in direzione nord-sud, collega Bratislava con Praga, Brno e Budapest. La A6, invece, correndo in direzione di Vienna, collega il sistema viario slovacco con quello austriaco.
Grazie al Danubio, il paese dispone inoltre di una via d'acqua navigabile di 172 km, su cui si muove una flotta mercantile di 51 unità. Vi sono inoltre i porti fluviali di Bratislava e Komarno, al centro di un sistema fluviale e di canali che si estende dal Mare del Nord al Mar Nero.
La rete ferroviaria si estende per un totale di 3662 km, mentre gli aeroporti con pista pavimentata sono 20.
Lo scalo aeroportuale più importante è l’aeroporto internazionale Štefánik di Bratislava, collegato con l’Italia da numerosi voli via Bergamo, Pisa, Bologna, Roma-Fiumicino e Catania.
L'aeroporto di Bratislava si trova nell’immediata periferia della capitale, ed è raggiungibilie dal centro in taxi (costo indicativo 6/9 euro) oppure in autobus, con la linea 61 che lo collega con la Stazione Centrale (Hlavna Stanica) ed opera anche nelle ore notturne come N61. La linea 96 invece collega lo scalo con il quartiere di Petržalka.
Oltre a quello di Bratislava, anche l'aeroporto di Košice collega la Slovacchia all'Italia con un volo diretto verso l'aeroporto di Milano/Bergamo.
Alternativamente è possibile sbarcare a Vienna e raggiungere Bratislava in autobus, le due capitali distano tra loro solo 40 km.
Festività
Nel 2010 saranno considerate festività nazionali le seguenti giornate: 1 e 6 gennaio (Capodanno e Festa della Repubblica, Epifania), 2 aprile (venerdì di Pasqua), 4 aprile (Pasqua), 5 aprile (lunedì dell'Angelo), 1 maggio (Festa dei Lavoratori), 8 maggio (Festa della Liberazione), 5 luglio (SS. Cirillo e Metodio) 29 agosto (Anniversario della Rivolta Nazionale Slovacca), 1 settembre (giorno della Costituzione), 15 settembre (festa di S.Maria dei sette dolori, protettrice della Slovacchia), 17 novembre (Anniversario della Rivoluzione di Velluto), 24, 25 e 26 dicembre.
Contatti utili
Ambasciata Italiana a Bratislava
Palisády, 49
81106 Bratislava
Tel. 00421 259800011 (Centralino)
Fax 00421 254413202
Cell.Serv. 00421 903422085 (solo per emergenze)
E-mail: amb.bratislava@esteri.it
Sito web: www.ambbratislava.esteri.it
Istituto Italiano di Cultura
Kapucínska, 7
81103 Bratislava
tel. +421 2 59 30 71 11
fax +421 2 59 30 71 19
E-mail: iicbratislava@esteri.it
Sito web: www.iicbratislava.esteri.it
Ufficio ICE
Palisády, 49
81106 Bratislava
Tel: (004212) 54410622 / 54413420 / 54413423 - Fax: (004212) 54430296
E-mail: bratislava.bratislava@ice.it
Sito web: www.ice.it
Ambasciata della Repubblica Slovacca in Italia
Via dei Colli della Farnesina, 144/VI A, lott. 6
00194 Roma
Tel. 06/36715200 (centralino), 36715201
E-mail: embassy@rome.mfa.sk
Sito web: www.rome.mfa.sk
Agenzia Consolare della Repubblica Slovacca ed Ufficio Commerciale
Via G.Alessio, 9/b
35121 Padova
Tel. 049/663948 – Fax. 049/8763981
E-mail: info@laslovacchia.it
Sito web: www.laslovacchia.it
Istituti di Credito italiani in Slovacchia
UnicreditBank Slovakia a.s.
Sancová, 1/A
81333 Bratislava
Sito web: www.unicreditbank.sk
VÚB Banka a.s.
Mlynské nivy, 1
82990 Bratislava
Sito web: www.vub.sk
Volksbank Slovensko a.s. (a partecipazione italiana)
Vysoká, 9
81000 Bratislava
Sito web: www.volksbank.sk
Link
Banca Nazionale Slovacca
www.nbs.sk
Ufficio di Governo della Repubblica Slovacca
www.vlada.gov.sk/english
Camera di Commercio e Industria Slovacca
www.sopk.sk
Fondo di Supporto per il Commercio Estero
www.fpzo.sk
Registro delle Imprese
www.orsr.sk
Agenzia Nazionale per lo Sviluppo delle PMI
www.nadsme.sk
Ufficio Statistico di Stato
www.statistics.sk
Agenzia Nazionale per gli Investimenti Esteri
www.sario.sk
RIFERIMENTI
Le immagini sono prese dai seguenti album di www.flickr.com:
La slovacchia: Martin Sojka; Bratislava: Michel Coumans; Nitra: damiandude; Trnava: Aloriel; Trenčin: sludgegulper; Banská Bystrica: /ivan; Prešov: Jiri Brozovsky; Košice: remik78; clima: Vlastula